Flora ferroviaria, il libro che racconta la rivincita della natura sui binari di Chiasso

La riedizione Humboldt Books riporta alla luce Flora ferroviaria di Ernesto Schick, che censì 763 specie di piante spontanee a Chiasso

C’è un libro che parla di flora ferroviaria e non è un trattato di botanica. È un libro a metà tra il diario di viaggio e il manuale scientifico. Il titolo è tutto un programma: Flora ferroviaria, ovvero la rivincita della natura sull’uomo. Sottotitolo, ancora più preciso: Osservazioni botaniche sull’area della stazione internazionale di Chiasso 1969–1978.

Pubblicato per la prima volta nel 1980, oggi torna in libreria con Humboldt Books, seconda edizione 2025, collana Globetrotter. Testi di Graziano Papa, Fabio Pusterla, Nicola Schoenenberger. Illustrazioni di Ernesto Schick. Fotografie di Stefan Beaubrun, Ely Riva, Nicola Schoenenberger.

Chi era Ernesto Schick

Ernesto Schick (1925-1991) non era un botanico di professione. Faceva lo spedizioniere alla stazione di Chiasso. La botanica era una passione, non un mestiere. Eppure fu tra i primi a codificare il concetto stesso di flora ferroviaria: quella vegetazione che nasce spontanea a bordo binario, nutrita da semi trasportati parassitariamente da treni e viaggiatori.

Il terreno su cui lavorava sembrava la definizione stessa di sterilità. Tra il 1957 e il 1967 l’area viene cementificata per fare spazio a un enorme complesso di binari. Suolo antropizzato all’estremo: pietrisco, passaggio continuo di veicoli, diserbante a dosi industriali. Le Ferrovie Federali Svizzere ci provano più volte a eliminare quella vegetazione indesiderata. Le piante spontanee tornano sempre.

Un habitat clandestino, censito pianta per pianta

Schick comincia a disegnare quella zona nel 1969. Non si limita a osservare: classifica, disegna, annota. Il risultato è un censimento di 763 specieun quarto dell’intera flora svizzera — molte delle quali arrivate da altri continenti, disperse durante le operazioni di smistamento merci.

Il libro mescola registri che raramente convivono. Nomenclatura botanica rigorosa, firmata da Nicola Schoenenberger. Un testo poetico di Fabio Pusterla, ispirato alle “piante pilota” di Schick. Racconto biografico. Impianto visivo. Il risultato viene definito opera “polifonica”: scientifica, letteraria, personale, tutto insieme.

L’eredità: da Chiasso a Gilles Clément

Il volume non resta un caso isolato. Nel 2002 il Museo di Storia Naturale di Lugano lancia uno studio sistematico sulla flora avventizia della rete ferroviaria, ispirandosi anche al lavoro di Schick. Altri studi analoghi seguono nel tempo.

Marco Belpoliti individua in Schick un precursore. Il parallelo è con Gilles Clément, giardiniere e paesaggista francese, che negli anni successivi teorizzerà concetti simili sulla vegetazione spontanea urbana. Non è un accostamento casuale: entrambi guardano al margine, allo scarto, a ciò che cresce dove nessuno lo ha piantato.

Uno sguardo da dilettante, non da catalogatore

La forza del libro è anche il suo limite dichiarato. Qualche imprecisione scientifica resta, e viene riconosciuta apertamente. Ma è proprio lo sguardo da appassionato — non da specialista — a distinguere Schick dai catalogatori accademici. C’è un gesto quasi ludico nella sua classificazione, un parallelo evocato con Linneo per il modo in cui tratta le specie “clandestine” dei binari.

Il libro si inserisce nella categoria delle piante “emerobiche”, secondo l’indice di Kowarik del 1990, che misura il grado di adattamento delle specie vegetali al disturbo antropico. Categoria tecnica, applicata a un contesto che di tecnico ha poco: un uomo con un taccuino, tra i binari di una stazione di confine.

L’editore

Humboldt Books, casa editrice specializzata in narrazioni ed esperienze di viaggio, costruisce da anni progetti editoriali che incrociano geografia, letteratura, fotografia e arte. Flora ferroviaria fa parte della collana Globetrotter: biodiversità spiegata lungo i binari di una stazione di frontiera.

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