Cresciuta tra carestia e Rivoluzione Culturale, ex medico scalzo e operaia: la vita di Can Xue e i suoi libri, dove sogno e incubo si confondono
Dalla macchina da cucire di una casa di Changsha, su cui scriveva i primi racconti, ai pronostici della vigilia per il Nobel per la letteratura: Can Xue, nata Deng Xiaohua nel 1953, è considerata la più importante autrice della narrativa sperimentale cinese, con una prosa d’avanguardia che la critica internazionale ha imparato a riconoscere.
Chi è Can Xue: lo pseudonimo e l’infanzia
Lo pseudonimo Can Xue racchiude un significato duplice: la neve sporca e resistente che si rifiuta di sciogliersi, oppure la punta di ghiaccio più incontaminata sulle vette montane. Questa polarità anticipa la spigolosità della sua opera.
Le basi dell’infanzia si sgretolano nel 1957. I genitori, intellettuali etichettati come destrorsi nel clima delle purghe, subiscono la condanna alla rieducazione tramite il lavoro forzato nelle campagne. Durante la grande carestia muore di fame la nonna, che l’aveva cresciuta in loro assenza, mentre Can Xue si ammala di tubercolosi. Nel 1966, alle soglie della Rivoluzione Culturale, uno dei fratelli minori muore annegato. Le ristrettezze economiche costringono i sopravvissuti a gesti estremi di sussistenza.
Formazione e mestieri quotidiani
La formazione scolastica si interrompe formalmente con la licenza elementare nel 1966. Da quel momento procede come autodidatta, divorando i classici russi dell’Ottocento, Dante, Shakespeare, Kafka, Borges e Calvino, mentre il padre, nei brevi rientri domestici, le trasmette rudimenti di filosofia e storia.
Prima di consacrarsi alla scrittura attraversa più di un decennio di mestieri manuali. Presta servizio come medico scalzo in un ambulatorio alla periferia di Changsha, praticando agopuntura e raccogliendo erbe medicinali sui pendii, poi lavora per sette anni come fresatrice e montatrice in una fabbrica meccanica. Nel 1978 sposa il falegname Lu Yong, dalla cui unione nasce un figlio. Negli anni successivi insegna come supplente e infine apre con il marito una sartoria.
Temi e metodo creativo
Nel 1983 inaugura la propria stagione letteraria sfruttando la macchina da cucire di casa come piano d’appoggio. Adotta un procedimento di scrittura puramente istintivo, rifiutando qualsiasi pianificazione preliminare di trame o schemi strutturali.
Il suo stile demolisce il realismo socialista ortodosso. La narrazione procede per frammenti discontinui, indizi ambigui e depistaggi, priva deliberatamente di quel tessuto connettivo logico che accompagna il lettore per mano. La materia onirica si fonde con l’incubo quotidiano in romanzi come Frontier e Love in the New Millennium. Rifiuta l’allineamento alle mode correnti, sostenendo che solo rompendo radicalmente con la tradizione si riesca a ereditarne la linfa più viva.
Accanto alla narrativa coltiva una produzione saggistica dedicata ad autori come Goethe, Shakespeare e Kafka, questi ultimi già presenti tra le letture della sua formazione da autodidatta. In questi scritti rivendica con fermezza il diritto dell’artista a farsi critico spietato della propria opera.
Politica e pregiudizio di genere
Gran parte della critica accademica ha letto nei suoi primi testi una codifica cifrata della Rivoluzione Culturale. L’autrice ha sempre respinto queste chiavi di lettura politiche, definendo i libri come esplorazioni radicali del proprio spazio interiore e come una forma di autobiografia profonda.
L’adozione iniziale dello pseudonimo ha neutralizzato i condizionamenti legati al sesso. Una volta emersa la sua identità, parte dell’ambiente letterario maschile ha reagito con diffidenza, etichettando la sua voce con il concetto di doppia sovversione e ricorrendo a letture psicanalitiche sbrigative. Nel tempo, l’autorevolezza del suo percorso ha superato ogni resistenza periferica.
Premi e traduzioni
Il primo riconoscimento internazionale di peso arriva nel 2015, quando The Last Lover vince il Best Translated Book Award per la narrativa. L’anno successivo è tra i finalisti del Neustadt Prize. Seguono due ingressi nella longlist dell’International Booker Prize: nel 2019 con Love in the New Millennium e nel 2021 con I Live in the Slums. Le edizioni italiane trovano spazio nel catalogo di Utopia Editore grazie alle cure di Maria Rita Masci.
I titoli tradotti in Italia
I suoi libri disegnano paesaggi claustrofobici, in cui l’irrazionale entra nel quotidiano senza preavviso e lascia un’atmosfera sospesa, mai risolta. È il filo che lega i quattro titoli disponibili in italiano.

La vecchia nuvola fluttuante
Quasi dieci anni di vicinanza non hanno insegnato a nessuno dei quattro protagonisti ad ascoltare l’altro. Due coppie, una con una figlia adolescente e una senza figli, abitano in case contigue, in un luogo che sembra sospeso fuori dal tempo. A dettare il ritmo è un gelso: quando perde i fiori bianchi, il loro odore pungente annebbia chiunque lo respiri. I vicini si muovono così come in trance, ognuno prigioniero di un’idea fissa. Si osservano di nascosto, diffidano l’uno dell’altro, condividono perfino gli stessi sogni, eppure ogni dialogo resta lettera morta. L’equilibrio salta quando un tradimento incrocia le due famiglie.
La città del fumo
In questi racconti vivi e morti smettono di abitare mondi separati. C’è un uomo che grazie alla sua competenza musicale riesce a comunicare con l’oltretomba, e c’è una donna sulle tracce di un fratello scomparso, che a quanto pare non vuole essere ritrovato. Altrove una città si rassegna a un fumo che cancella i profili delle cose, mentre in un villaggio la terra comincia a restituire pietre. Persino una vecchia cicala, dopo aver guidato il coro estivo della sua specie, va in pezzi per rinascere in forma ibrida. L’enigma resta l’unica legge.
Dialoghi in cielo
Il punto di partenza è l’infanzia dell’autrice, segnata dalla repressione politica: alla persecuzione esercitata dagli adulti, questi racconti oppongono uno stato di semicoscienza in cui ci si può rifugiare a lungo. Le immagini sono insieme violente e domestiche. Una madre, travolta dal rancore dei figli, si scioglie in un catino d’acqua come una saponetta. Una coppia si smarrisce nel torpore di una casa sterminata e vuota. Dai lucernari si intravede ciò che dell’esistenza umana non trova spiegazione. Sullo sfondo c’è una Cina che non sceglie fra tradizione e modernità. Vi si sentono echi della tragedia greca, di Kafka e di Virginia Woolf, ma il risultato è una scrittura dell’irrazionale in cui veglia e sogno comunicano liberamente. Il grottesco convive con momenti di pura liricità e la logica perde terreno. Il libro non spiega: lascia affiorare sensazioni nelle quali il lettore finisce per rivedere se stesso.
La strada di fango giallo
Ai margini di una metropoli corre una strada fangosa e gialla, fiancheggiata da baracche che conservano le tracce di un’antica agiatezza. Qui si conoscono tutti e si dorme quasi di continuo: al risveglio ognuno racconta i propri sogni nei dettagli. Dal cielo scende cenere nera, gli animali impazziscono. L’arrivo di Wang Ziguang, che potrebbe essere un uomo come un fuoco fatuo, sembra ridare energia al quartiere, ma all’alba tutto comincia a marcire. Da quel momento la gente vive braccata da insetti e ombre, interroga i sogni in cerca di presagi, e la paura cresce con la voce di un trasferimento imminente. Le autorità non rispondono, la propaganda si moltiplica, ogni conversazione gira a vuoto. Tutto lascia presagire un disastro.
Domande su Can Xue
Chi è Can Xue?
Can Xue è lo pseudonimo di Deng Xiaohua, scrittrice cinese nata a Changsha nel 1953. È considerata la principale autrice della narrativa sperimentale cinese e ha scritto romanzi, racconti e saggi su autori come Kafka, Borges, Dante e Shakespeare.
Cosa significa il nome Can Xue?
Lo pseudonimo ha un doppio significato: indica la neve sporca che resiste e si rifiuta di sciogliersi, oppure la neve più pura sulle cime delle montagne.
Can Xue vincerà il Nobel per la letteratura?
Il suo nome compare da anni tra i candidati più citati, e già Susan Sontag la riteneva meritevole del premio. Quote e pronostici aggiornati sono nel nostro articolo sulle favorite al Nobel per la letteratura 2026.
Quali premi ha vinto Can Xue?
Nel 2015 ha vinto il Best Translated Book Award con The Last Lover. Nel 2016 è stata finalista al Neustadt Prize ed è entrata due volte nella longlist dell’International Booker Prize: nel 2019 con Love in the New Millennium e nel 2021 con I Live in the Slums.
Quali libri di Can Xue sono tradotti in italiano?
In italiano sono disponibili La vecchia nuvola fluttuante, La città del fumo, Dialoghi in cielo e La strada di fango giallo.
Da dove cominciare a leggere Can Xue?
La strada di fango giallo è il punto d’ingresso più naturale: è il primo testo a cui lavorò, nel 1983, e contiene già tutti i tratti della sua scrittura. Chi preferisce la forma breve può partire dai racconti di Dialoghi in cielo.







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