Diario della guerra al maiale: il romanzo di Adolfo Bioy Casares in libreria

In uscita per SUR la nuova edizione del Diario della guerra al maiale, opera distopica che indaga le derive della società contemporanea

La produzione di Adolfo Bioy Casares trova nel Diario della guerra al maiale una delle espressioni più coerenti della sua poetica. Il romanzo, in uscita il 17 giugno per l’editore SUR nella nuova traduzione di Francesca Lazzarato, esplora le dinamiche di una Buenos Aires trasformata in uno scenario distopico. L’opera, pubblicata originariamente nel 1969, conferma l’attenzione dell’autore argentino per la costruzione di universi narrativi dove la realtà quotidiana si incrina sotto la pressione di derive collettive.

La quotidianità stravolta dalla violenza generazionale

Il protagonista Isidoro Vidal conduce un’esistenza definita da abitudini consolidate. Il mate, la siesta e le consuete partite a carte con gli amici di sempre scandiscono il ritmo delle sue giornate. Questa routine si interrompe quando la società decreta che chiunque abbia superato i cinquant’anni rappresenta un peso. La definizione di anziano cessa di essere un dato anagrafico per trasformarsi in una minaccia. I giovani della città si organizzano con bastoni, pietre e bottiglie per eliminare coloro che vengono etichettati come maiali.

Amore e resistenza in un clima di terrore

In questo contesto di follia collettiva, Isidoro cerca un riferimento nella figura di Nélida. Il sentimento che nasce tra i due personaggi emerge come l’unica reazione alla deriva violenta che ha investito Buenos Aires. Attraverso questo legame, il protagonista cerca di sottrarsi a un destino predefinito. L’autore utilizza questa cornice per osservare le dinamiche di esclusione e la tenuta delle strutture sociali di fronte all’irrazionalità.

Una riflessione sull’attualità

Diario della guerra del maiale mantiene un equilibrio tra l’umorismo nero e una prospettiva distopica. La prosa di Bioy Casares osserva le contraddizioni del reale, spingendo il lettore a valutare la fragilità delle proprie certezze. L’opera non si limita a rappresentare un conflitto tra generazioni, ma analizza le radici profonde dell’intolleranza e dei processi di emarginazione sociale.

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