Vinci Formica firma L’uomo senza presente, thriller sul Lago Maggiore che esplora amore, odio e memoria nella mente umana
Ci sono romanzi che si costruiscono su un enigma da svelare, e romanzi che si costruiscono su un enigma da abitare. L’uomo senza presente di Vinci Formica appartiene decisamente alla seconda categoria, e proprio in questo sta la sua scommessa più interessante.
La trama de L’uomo senza presente: una fuga sul Lago Maggiore
Il libro si apre a Milano, dove Andrea Casati — imprenditore tessile rimasto solo dopo la morte tragica della moglie Elena — decide in un solo giorno di liquidare tutto: la villa di famiglia, l’azienda ereditata dal padre, i legami con una vita che non riconosce più come propria. Da lì si trasferisce sul Lago Maggiore dove comincia a vagare senza meta tra Arona, Angera, Cannobio e altre località rivierasche, in una deriva fatta di alcol, stanchezza, giornate senza forma.
Formica costruisce questa prima parte con una scrittura densa, quasi ipnotica, che segue passo passo lo sfaldamento di un uomo: i luoghi — l’acqua, la nebbia, le luci del tramonto — diventano proiezioni dirette del suo stato interiore, in un continuo scambio tra paesaggio esterno e paesaggio psichico.
In parallelo, la quiete delle sponde del lago viene incrinata da una serie di omicidi: donne sole, indipendenti, colpite secondo uno schema che la polizia — guidata dal commissario Albizzati — fatica a decifrare. Qui il romanzo cambia registro e si fa procedurale, con appostamenti notturni, profilazione delle vittime, il lavoro paziente di chi deve ricostruire una logica dove sembra non essercene.
Il vero terreno d’indagine: la mente
Ciò che rende L’uomo senza presente più ambizioso di un thriller di genere è la scelta di spostare il centro dell’indagine dal chi al come funziona una mente. Il romanzo — e qui la scheda dell’editore è onesta fino in fondo — chiede esplicitamente al lettore di addentrarsi “nei complessi meccanismi della mente umana, che è capace di provare allo stesso tempo amore e odio verso qualcuno e di vivere solo nel passato cancellando completamente il presente”.
È una dichiarazione di poetica prima ancora che una sinossi, e il libro la onora con rigore: capitoli costruiti come referti clinici, il flusso di coscienza spezzato di Andrea, un uso del tempo narrativo che disorienta apposta il lettore, costringendolo a una vertigine simile a quella del protagonista.
Formica, che per anni si è occupata di editing di testi giudiziari, porta in scena con notevole credibilità sia il linguaggio delle aule di tribunale sia quello — più insidioso — della psichiatria e della memoria patologica. Il titolo stesso, apparentemente metaforico, si rivela nel corso della lettura una definizione quasi tecnica: un’espressione che va presa alla lettera, e che il romanzo si guadagna pagina dopo pagina.
Cosa abbiamo apprezzato particolarmente
A colpire particolarmente, in questo senso, è la scena processuale del terzo capitolo. L’autrice dedica cura autentica alla ricostruzione del dibattimento, tra formule di rito, obiezioni degli avvocati, il ritmo serrato di domande e risposte durante gli esami dei testimoni. I dialoghi, in questo contesto, non sono una stilizzazione romanzesca ma restituiscono davvero il linguaggio e le procedure di un’aula di giustizia — una qualità spesso trascurata nel genere thriller, dove il processo diventa in fretta un pretesto narrativo. Un capitolo che da solo vale la lettura per chi apprezza il legal thriller.
Lo stile di Vinci Formica tra atmosfere e dettagli sensoriali
Al di là dell’impianto thriller, colpisce la capacità dell’autrice di lavorare sui dettagli sensoriali: gli odori dell’acqua stagnante, il rumore dei tacchi sul selciato, la luce obliqua che deforma gli oggetti in una stanza. Sono strumenti che Formica usa non per decorare la scena ma per farci sentire fisicamente lo stato mentale dei personaggi — una tecnica che ricorda, nelle intenzioni, l’epigrafe da Oliver Sacks scelta in apertura (“un buco senza fondo della memoria che inghiotta il mondo intero”), vero manifesto del romanzo.
Oltre il thriller: i temi del romanzo
Sotto la superficie del thriller, L’uomo senza presente lavora su temi più profondi e universali. C’è la memoria come fondamento dell’identità: senza un presente da abitare, l’io di Andrea si dissolve, sospeso in un passato che non riesce più a superare. C’è il peso della colpa, che più personaggi si portano dentro in modi diversi ma speculari — chi per non essere tornato a casa in tempo, chi per una morte accidentale mai davvero perdonata a se stesso. C’è l’alcolismo, mostrato non come reazione a un lutto ma come dipendenza già radicata negli anni, capace di aprire la strada a un collasso più profondo. E c’è, soprattutto, un legame di amore e odio mai risolto, che il romanzo trasforma in una delle sue chiavi più inquietanti, fino a un confronto finale che rivela quanto le vite di chi popola questa storia siano più intrecciate — e più tragicamente simili — di quanto sembrasse all’inizio.
L’uomo senza presente: recensione e a chi consigliarlo
L’uomo senza presente è un libro che chiede pazienza: il lettore abituato al giallo lineare troverà una struttura più stratificata, con salti temporali e punti di vista multipli, incluso un capitolo scritto in seconda persona che spezza volutamente il ritmo per calare chi legge in una prospettiva scomoda. Chi accetta questo patto viene ripagato da un finale che ricompone i fili lasciati aperti — ma senza cercare consolazioni facili: chi si aspetta dalla rivelazione finale una qualche forma di catarsi o di giustizia riparatrice resterà spiazzato, perché il libro sceglie deliberatamente una chiusura amara, che nega proprio quel sollievo.
Un romanzo che, nella collana Agatha di Libraccio, dimostra come il thriller psicologico italiano possa ancora rischiare, mettendo la struttura al servizio del tema invece che il contrario.
Vinci Formica è nata a Milano, dove lavora come Seo Copywriter e Content Editor freelance. Laureata in Lettere Moderne, ha collaborato dal 2012 al 2019 con “Il Cittadino” di Lodi come recensore per la pagina culturale. Nel 2014 ha pubblicato con Libromania (DeAgostini) il romanzo Solo in apparenza. L’uomo senza presente si è classificato al terzo posto al Premio Neroma 2024.







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