Il libro di Manuel: lo storico romanzo militante di Julio Cortázar atteso in Italia per oltre mezzo secolo

Spazio a Il libro di Manuel, l’opera più politica di Cortázar ambientata a Parigi: un capolavoro totale tra controinformazione e un sequestro

Parigi, primi anni Settanta. Un gruppo di esuli latinoamericani, riuniti sotto la sigla Grancasino, avvia un’operazione di controinformazione metodica. Raccolgono ritagli di giornale. Archiviano documenti ufficiali sulla repressione globale. L’obiettivo è un album documentale destinato al piccolo Manuel, un neonato. Vogliono lasciargli una testimonianza cruda del presente. È la genesi de Il Libro di Manuel Julio Cortazar, un’opera che fotografa il fallimento delle vie istituzionali e la nascita di nuove forme di opposizione. I fatti superano la finzione.

Pubblicato originariamente nel 1973, a dieci anni dal manifesto sperimentale Rayuela, Il libro di Manuel è rimasto a lungo un fantasma editoriale in Italia. L’attesa è finita ormai da un paido d’anni, ovvero da quando Edizioni SUR lo ha roportto in libreria, spezzando un vuoto durato oltre mezzo secolo.

Dalle microagitazioni di Parigi al sequestro internazionale

La protesta comincia a tavola. Mangiare in piedi in un ristorante di lusso, urlare nei cinema, manomettere i fiammiferi nelle tabaccherie. Le chiamano microagitazioni. Sono provocazioni paradossali, quasi situazioniste. Poi il salto di qualità. Il nucleo pianifica un rapimento politico su scala internazionale: l’obiettivo è un gerarca militare argentino in visita nella capitale francese.

La logistica si fa complessa. Entrano in gioco dollari falsi, triangoli sentimentali e una fauna surreale tra pinguini e armadilli. C’era da aspettarselo. La teoria non regge l’impatto con la realtà, i rivoluzionari si rivelano ingenui e disorganizzati e il piano devia bruscamente dai binari previsti. Il controllo sfugge di mano.

Il dossier di un’opera totale curata da Ilide Carmignani

Non è un romanzo tradizionale. Il volume si sviluppa come un montaggio alternato di narrativa pura, immagini, fotografie e riproduzioni di articoli di cronaca reale. Un’impaginazione complessa che conta 450 pagine fitte nell’edizione italiana curata e tradotta da Ilide Carmignani. Cortázar concepisce il linguaggio come un’arma di sabotaggio e uno strumento di resistenza. Questo carattere ibrido e militante valse all’autore il prestigioso Prix Médicis in Francia.

Resta il lavoro più esplicitamente politico dello scrittore argentino. Un’opera urgente. Scritta in corsa contro il tempo per strappare alla Storia il monopolio della verità. Una scelta radicale, confermata dal testamento dell’autore. Per esplicita volontà di Cortázar, i diritti d’autore del libro sono devoluti interamente alle vittime delle repressioni politiche.

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