Un enigma della Terra di Mezzo svelato da una lettera di Tolkien

Gli olmi camminanti e i segreti di Gandalf riemergono in una lettera di Tolkien all’asta da Christie’s

La filologia incontra il collezionismo. Una inedita lettera di Tolkien finisce sotto il martello della casa d’asta londinese. Accadrà l’8 luglio, da Christie’s. La stima oscilla tra le 5.000 e le 7.000 sterline. Poche righe dattiloscritte, firmate di pugno dal professore di Oxford il 28 febbraio 1966. Dietro il valore economico si nasconde un frammento di mitologia mai approfondito prima.

L’identità degli olmi camminanti

La destinataria della lettera di Tolkien è Jenny Hall. Una giovane e attenta lettrice dell’opera del maestro britannico. Aveva scritto all’autore ipotizzando legami tra la topografia gallese e la Terra di Mezzo. Domandava anche se i misteriosi olmi camminanti fossero le Entesse, le compagne perdute degli Ent.

La risposta di Tolkien corregge la rotta. I toponimi sono inventati sul modello inglese, con l’unica eccezione di Crickhollow, ricalcata sulla gallese Crickhowell. Poi il dettaglio che scuote gli appassionati. Quegli alberi semoventi erano Ent. Ma maschi. Gandalf ne aveva inviati uno o due a sorvegliare la Contea in totale segreto. Barbalbero, aggiunge lo scrittore, sapeva molto più di quanto desse a vedere. Sia sugli Hobbit che sul resto del mondo.

Il peso della fama e le lingue inventate

Nel 1966 il successo del Signore degli Anelli è già una valanga. La corrispondenza travolge il professore. Eppure Tolkien risponde. Dedica tempo a una sconosciuta, svelando retroscena filologici. Per lui l’invenzione linguistica precedeva sempre il racconto. Il gallese aveva dato il ritmo al Sindarin. Il norreno e l’antico inglese avevano plasmato la lingua di Rohan. Questa lettera di Tolkien ne è la prova. Un documento d’archivio che restituisce la precisione spietata di un accademico prestato al mito.

Una mitologia per l’Inghilterra nata dalle parole

Sul fronte della “lingua”, Tolkien formalizza il suo approccio narrativo e teorico nel saggio del 1947 Albero e foglia e in gran parte dei suoi carteggi privati, successivamente ordinati nella raccolta Lettere 1914/1973. La struttura dei suoi romanzi non è mai un semplice artificio letterario. Nasce direttamente dalla filologia, dalla carne stessa delle parole. L’autore iniziava con il linguaggio e si ritrovava a inventare leggende dello stesso sapore. L’obiettivo di fondo era culturale e sentimentale. Creare una mitologia originale per l’Inghilterra, una terra amata che il professore considerava orfana di storie proprie nel suo immaginario storico.

L’eredità scientifica del Silmarillion e dei testi postumi

Questo immenso corpus documentale si espande ben oltre le opere pubblicate in vita. I testi postumi, curati dal figlio Christopher Tolkien, ne definiscono l’ossessione metodologica. Il Silmarillion e i dodici volumi della Storia della Terra di Mezzo non sono altro che la raccolta sistematica di questa monumentale produzione. Migliaia di appunti, canzoni, alberi genealogici e cronologie che hanno fornito l’ossatura, i nomi e le creature prima a Lo Hobbit e poi al suo seguito. Un’architettura mitopoietica imponente, parzialmente sintetizzata nelle sei appendici finali del suo capolavoro: la narrativa come contenitore di un sistema mitologico costruito con rigore quasi scientifico.

Oltre la lettera di Tolkien: i record di Dallas

L’attenzione dei collezionisti va ben al di là della lettera di Tolkien che sarà battuta all’asta da Christie’s. Recentemente, a Dallas, Heritage Auctions ha polverizzato ogni record per un altro cimelio dello scrittore. Una rarissima prima edizione de Lo Hobbit del 1937 è stata venduta per l’astronomica cifra di 450 mila dollari. Il volume, completo di sovraccoperta originale mai restaurata, conferma come queste opere siano ormai veri e propri oggetti di culto per gli appassionati. Nella stessa sessione, una copia con dedica autografa alla governante di famiglia è stata battuta per 100 mila dollari.

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