Dopo “L’orologiaio di Brest”, torna Carlo Malavasi. Un noir potente sul tradimento e sulle ombre mai svanite della lotta armata.

Maurizio de Giovanni e il conto in sospeso con la Storia: arriva “Il tempo dell’orologiaio”
Dal 12 maggio 2026 in libreria per Feltrinelli, il capitolo finale che chiude l’universo de “L’orologiaio di Brest”. Un thriller politico che scava tra i segreti inconfessabili della lotta armata.
Maurizio de Giovanni torna a occupare i vertici delle classifiche con un’opera che segna un punto di svolta nella sua produzione noir. Con “Il tempo dell’orologiaio” (Feltrinelli, collana Narratori noir), lo scrittore napoletano dà compimento all’universo narrativo nato con il precedente successo “L’orologiaio di Brest”. In questo nuovo volume di 272 pagine, la narrazione si trasforma in un corpo a corpo con un passato che non concede sconti e che, a distanza di decenni, torna a presentare il conto.
Carlo Malavasi: la primula rossa e il peso dei segreti
Al centro della scena ritroviamo Carlo Malavasi, noto negli anni di piombo con il nome di battaglia “Sergio”. Per oltre quarant’anni Malavasi è stato una primula rossa della lotta armata: un latitante imprendibile e l’unico custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi e “signore dei congegni”, ha passato la vita a costruire meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui l’esistenza si spezza.
A strapparlo alla sua copertura anonima a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen. Andrea è un professore universitario metodico, cresciuto con il mito di un padre morto in mare, che scopre improvvisamente una verità insostenibile: quel padre è vivo ed è un assassino. Vera, invece, è una giornalista mossa da un’ossessione civile: vuole la verità sulla morte del padre, ucciso nel 1984 in un attentato. Proprio quando i fili sembrano ricongiungersi, Vera scompare nel nulla, costringendo il tempo ad accelerare fino a deragliare.
Un’indagine tra polvere e disillusioni
La scomparsa della donna dà il via a una caccia senza tracce. Carlo e Andrea sono costretti a collaborare, affiancati da Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo, una ragazza dal carattere ruvido che somiglia al nonno più di quanto chiunque sia disposto ad ammettere. Questo trio improbabile deve seguire una pista polverosa che affonda le radici negli anni Ottanta, rintracciando i compagni di un tempo per scoprire chi, quarant’anni prima, vendette Malavasi a un oscuro centro di potere.
Il romanzo esplora la profondità delle disillusioni e l’ostinata fedeltà a idee ormai sconfitte. È un viaggio tra fantasmi che nessuna riconciliazione può esorcizzare, dove il tradimento è irrimediabile e il dolore indelebile. “Il tempo dell’orologiaio” si muove tra le atmosfere di C’eravamo tanto amati e le tinte cupe de Il grande freddo della lotta armata, portando alla luce verità indicibili nascoste nelle pieghe di un decennio che sembra non passare mai.
Maurizio de Giovanni firma un thriller politico necessario, ricordandoci che “non si esce vivi dagli anni Ottanta” finché non si ha il coraggio di guardare in faccia la verità.








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