Giovedì 30 aprile l’incontro con Matteo Nucci, Christian Raimo ed Elena Rui. Un viaggio tra le passioni di Platone, i misteri del cinema italiano e le quattro “vedove” di Albert Camus.
Roma si conferma, ancora una volta, il grande palcoscenico a cielo aperto del Premio Strega. Prosegue infatti il serrato ciclo di appuntamenti nella Capitale con la celebre “Dozzina”, il gruppo di candidate e candidati che si contendono l’accesso alla cinquina finale del premio letterario più prestigioso d’Italia. Il tour, che sta toccando i punti nevralgici della rete culturale cittadina, fa tappa giovedì 30 aprile alle ore 18:00 presso la Biblioteca Joyce Lussu, un presidio fondamentale per la lettura nel cuore della città.
Non si tratta di una semplice presentazione, ma di un’occasione rara per i lettori di confrontarsi direttamente con le voci che stanno segnando la narrativa di quest’anno. Per questo terzo incontro romano, i riflettori saranno accesi su tre opere capaci di spaziare dalla filosofia antica alla cronaca dei sentimenti, fino alla ricostruzione storica. A guidare il pubblico sarà lo scrittore e critico Paolo Di Paolo, affiancato dai Circoli di lettura di Biblioteche di Roma, pronti a incalzare i candidati con le loro riflessioni e curiosità.

Matteo Nucci: la formazione di Platone tra eros e verità
Matteo Nucci, con «Platone. Una storia d’amore» (Feltrinelli), ci riporta al mattino d’estate del 415 a.C., quando un dodicenne dallo sguardo febbrile di nome Aristocle — che il mondo conoscerà come Platone — osserva il porto del Pireo. Nucci firma un romanzo di verità che ripercorre la vita del più grande filosofo di sempre: un bambino timido, un “atleta dell’anima” che resiste alle operazioni politiche sanguinarie degli zii dopo aver conosciuto Socrate. È un racconto segnato dall’eros, motore potente dell’animo umano, che sfida ogni luogo comune per parlarci di giustizia e felicità.

Christian Raimo: l’epopea industriale della Technicolor
Dall’Atene classica si torna all’Italia contemporanea con Christian Raimo e il suo «L’invenzione del colore» (La nave di Teseo). Il protagonista, Christian, è un professore di liceo di cinquant’anni che, in un’indagine tenera e impacciata, cerca di dare un senso ai sogni lucidi su suo padre Raffaele, morto dieci anni prima. In una sorta di “giallo familiare”, la ricerca si intreccia con la storia della Technicolor, l’azienda che ha rivoluzionato il cinema mondiale e i destini della loro famiglia, trasformando il Novecento in un lungo racconto proiettato sul grande schermo tra i film di Bud Spencer e Apocalypse Now.
Le donne di Camus: l’amore oltre la fine

Infine, Elena Rui con «Vedove di Camus» (L’orma) ci riporta al 4 gennaio 1960, quando la Facel Vega guidata dall’editore Gallimard si schiantò in Borgogna, uccidendo Albert Camus. Mentre il mondo perdeva il suo Nobel, quattro donne restavano improvvisamente “vedove” dell’uomo che amavano: la moglie Francine Faure, l’attrice Catherine Sellers, la giovane pittrice Mette Ivers e Maria Casarès, l’immensa interprete che Camus definiva «l’Unica». Rui scava nelle pieghe della vita dell’intellettuale attraverso gli sguardi di chi ne ha condiviso i paradossi del sentimento.
Il Premio Strega, promosso dalla Fondazione Bellonci e Strega Alberti con il sostegno di Roma Capitale, si conferma un evento che vive nel territorio. L’appuntamento alla Joyce Lussu è una tappa fondamentale per arrivare preparati alla proclamazione della cinquina: un’occasione per riprendersi il gusto del confronto collettivo nel cuore della letteratura.








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